PROTESI MAMMARIE..QUAL’E’ IL SENO PIU’ BELLO..?

 Uthe Bacher Bellezza e Benesere / Protesi mammarie: qual'è il seno più bello?
Uthe Bacher Bellezza e Benessere / Protesi mammarie: qual’è il seno più bello?

PROTESI MAMMARIE: QUAL’E’ IL SENO PIU’ BELLO…spesso abbiamo un concetto sbagliato in merito all`aumento del seno..

E’ opinione comune  –  specialmente nel mondo maschile –  che l’ingrandimento chirurgico del seno con protesi mammarie significhi la trasformazione del seno da  dimensioni normali a  dimensioni esagerate, e che vogliamo  trasformarci tutte in  pin-ups ,  per  girare seminude e  dare spettacolo… 

Ma la verità è quasi sempre un’altra: la maggior parte  delle donne che richiedono questo tipo di intervento sognano un seno di dimensioni normali, adeguate alle proprie proporzioni corporali,  e sono spesso donne con seni veramente molto piccoli, oppure donne  che in seguito a  gravidanze e allattamenti si ritrovano – ancora giovani – con seni  svuotati, soprattutto nella parte superiore. .. 

Nella chirurgia tentiamo di simulare il  cosiddetto “seno naturale”, o almeno quanto di più gli assomiglia. Ma com’è  questo seno naturale…?? Potrei rispondere dicendo che varia  in base ai gusti personali, ma una cosa è certa:  il seno naturale non ha nulla a che vedere con volumi esplosivi e pelle tirata all’inverosimile, e nemmeno con seni che sembrano indossare un reggiseno a balconcino anche quando sono nudi…

Il seno naturale  è    morbido e sinuoso ,

si appoggia con dolcezza  sulla cassa toracica , e  quando ci muoviamo segue i nostri movimenti con grazia , lentezza  e delicato abbandono.  Lo spazio tra i seni non deve essere troppo , ed il  profilo che segue  la  linea che va dalla clavicola  al capezzolo, deve essere leggermente incurvata verso l’interno in modo tale che i capezzoli possano guardare in alto rimanendo paralleli al terreno….il tutto completato da un  solco inframammario  – la piega spontanea che il seno forma nell’appoggiarsi sul costato –  intonato alle dimensioni della mammella,  e  profondo almeno un paio di cm, per dare al seno una proiezione decisa ma allo stesso tempo rilassata…

Non è sempre facile ottenere tutto questo con la chirurgia e con una protesi mammaria: dipende da un numero di fattori,  tipo la qualità del tessuto su cui operare, la posizione del capezzolo, il grado di svuotamento, la misura della ghiandola, e la dimensione del seno che abbiamo a disposizione come base di partenza..

 E ora  l’eterno dilemma:  protesi mammarie anatomiche , dette anche shaped o a goccia…..oppure le classiche  rotonde..?  

 Al primo colpo d’occhio la maggior parte si schiererà  sicuramente a favore della protesi mammaria anatomica, infatti molto più simile nel suo disegno ad una mammella  naturale.… Ma non lasciatevi ingannare!   La prassi  ci insegna  che il risultato finale ottenuto usando una protesi a goccia non è significativamente diverso da quello che otteniamo usando una protesi  rotonda, che ha degli indubbi  vantaggi nella chirurgia estetica…

 Innanzitutto è preferibile perché evitiamo di correre il rischio della rotazione: tutte le protesi mammarie  una volta inserite nel nostro seno tendono a muoversi e quindi a ruotare,  specialmente nella prima fase dopo l’intervento. Questo perché anche il nostro corpo è in movimento, e pur essendo   impossibile   prevedere se e in quali casi  la protesi anatomica  ruoterà, non possiamo escludere del tutto questo rischio.  

Inoltre la protesi rotonda riesce a simulare meglio il seno vero anche nella sua dinamicità,   e vi spiegherò perché:

provate ad immaginare  di tenere con una mano , tenendolo per una  estremità,   un palloncino gonfiabile riempito d’acqua lasciandolo penzolare: noterete che l’acqua contenuta  – per gravità – si sposterà verso il basso e che la parte superiore , svuotandosi,  si assottiglierà molto, fino quasi ad appiattirsi…

Ecco , è esattamente ciò che accadrà alla  nostra protesi rotonda dal profilo medio o basso una volta impiantate nel nostro seno: il gel contenuto nella protesi (che è ovviamente più denso dell’acqua , e quindi l’effetto sarà  molto più simile alla consistenza del seno naturale),      quando staremo in  posizione verticale, cioè in piedi migrerà verso il basso riempendo il polo inferiore e svuotando il polo superiore,  e  le  nostre protesi in questo modo si  <<anatomizzeranno>.

 Una volta sdraiate però ,   tutto il   gel   si “rispalmerà” di nuovo  per tutto lo spazio a sua  disposizione all’interno dell’ involucro,  tornando alla sua condizione di partenza,  e  riempendo  cioè  il polo superiore della nostra mammella,  scivolando verso la clavicola per intenderci,  esattamente come succede al seno naturale… 

Questo non  può succedere  alla protesi anatomica, in quanto questo tipo di protesi contiene di solito un gel molto più coesivo, che  rimane saldo, statico e non segue  il nostro movimento. Questo comportamento  del gel nella protesi anatomica è voluto    perché essa  nasce   con lo scopo  di ricostruire le mammelle delle donne che hanno dovuto subire la rimozione  per via di un carcinoma mammario.  

Le protesi anatomiche  hanno infatti il compito di mantenere la propria forma,   perché vanno a rimpiazzare un seno che non esiste più, e quindi laddove bisogna   “ricostruire”  partendo da zero…

  Per perfezionare il  nostro risultato infine,  è necessario adottare le tecniche chirurgiche adeguate:  Esempio: Consigliamo l’inserimento retromuscolare in presenza di seni molto piccoli, dove  lo spessore del tessuto ghiandolare e sottocutaneo  è poco sviluppato, oppure in pazienti molto magre. 

Questa tecnica, che si chiama Dual Plan,  prevede l’inserimento della protesi  parzialmente sotto il muscolo pettorale e non direttamente sotto la  ghiandola.   In questo modo il muscolo, coprendo solo la metà superiore della protesi, le  farà da coperchio  , e lo stacco dallo sterno  – a livello del decolletèe –  sarà meno visibile e meno palpabile…

Tecnica sottoghiandolare invece  ,   sicuramente la meno traumatica,  per  tutti gli altri casi dove lo spessore della ghiandola ed il sovrastante tessuto di copertura sono sufficienti …

Solo quando il seno è molto  svuotato cadente, si presenta la necessità di effettuare un sollevamento, la cosiddetta mastopessi, o lifting del seno , e secondo necessità,  abbinato o no ad inserimento di una protesi. La combinazione di incisioni e cicatrici necessarie dipende dallo stato del seno e dalle esigenze della paziente. L’ultima parola in ogni caso, spetta sempre al chirurgo..

Per chiudere posso dire con certezza che,  con o senza mastopessi, con tecnica chirurgica sottomuscolare o sottoghiandolare, è ampiamente dimostrato che i vantaggi psico-fisici per le donne che si sono sottoposte all’intervento  dell’ingrandimento del seno sono di  risonanza enorme per la loro vita sociale,   e che  dopo questo intervento si  sentono più complete e più femminili a tal punto   che,  tornando indietro,  si sottoporrebbero senza dubbio di nuovo all’operazione 🙂  

Per  informazioni ed appuntamenti : infochirurgiaesteticasicura@gmail.com / +39 348 9289744

 

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