PER FAVORE NON CHIAMATELO “LIFTING”…!

 

 

Sempre più spesso si sente parlare di fili di trazione per il viso e per il collo come se si trattasse di un’ alternativa al vecchio lifting chirurgico…

Chiariamo a questo punto subito un concetto : il lifting chirurgico prevede il riposizionamento dei muscoli facciali , cosa che un semplice filo di trazione (cutanea), qualunque sia il materiale che lo compone, e indipendentemente da quanto sia abile l’operatore, non puo e non deve fare…

Cio non esclude che questi fili o suture di trazione possano essere una validissima metodica che ha come obiettivo il ricompattamanto dei volumi e l’ovale del volto, soprattutto quando combinata con metodiche che la completano…

La trazione che il filo esercita avviene a livello sottocutaneo, ed è possibile grazie ad una semplice azione meccanica, dove quest’ultimo, munito di apposite “ancorette” o “spine” bidirezionali ne permette l’autoancoraggio senza bisogno di essere fissato..

 

Il miglioramento in termini di tensione e compattezza della pelle è dovuta – al di là dell’effetto trazionante immediatato – a ciò che succederà in un secondo tempo, e cioè alla reazione fisiologica del nostro organismo intorno ai fili inseriti: la fibrosi reattiva.
I fili inseriti stimoleranno – attraverso lo stato infiammatorio che generano – la produzione di collagene prodotto dal nostro organismo.

Questo processo impiega ca 20 giorni, ed ecco perché i risultati definitivi in seguito all’inserimento dei fili saranno visibili solo a partire da quel periodo di tempo…

Lo stesso vale anche per quelle suture chiamate in gergo “nono”, oppure “fili di biorivitalizzazione” oppure semplicemente “fili”…

Si tratta in questo caso di fili più minuscoli, molto più corti ( anche 2,5 cm) e di varo calibro, a seconda dell’area che si va a “rivitalizzare, ovvero laddove si desidera creare tensione..

Vengono inseriti numerosi (altrimenti non funziona) per creare un vero reticolo sottocutaneo affinché si crei una specie di “sostegno” o impalcatura.

Quello che andiamo a cercare sarà in ogni caso la formazione di fibrosi esattamente come con i fili di trazione prima citati stimolata proprio dallo stato infiammatorio dovuto al trauma…

Anche qui i risultati si vedranno a partire dal ventesimo giorno..

 

Naturalmente ciò che salta subito alla nostra attenzione e che ci fa propendere verso questo trattamento è la sua non invasività, la non necessità di passare attraverso la sala operatoria, la degenza, l’anestesia, tagli e cicatrici , contesti inevitabili durante un processo più chirurgico…
Infatti appena terminato il trattamento il paziente riceve una medicazione con cerotti che proteggono il forellino di entrata del filo e che hanno lo scopo di comprimere l’area trattata, ma non presenterà alcun altro segno visibile tranne un leggero rossore che scomparirà in pochi minuti, e potrà riprendere immediatamente le sue normali attività quotidiane…

Questa metodica comparve sul mercato una quindicina di anni fa, e già allora la caratteristica più apprezzata fu proprio la non invasività di questa procedura. I fili utilizzati a suo tempo erano però realizzati in materiali permanenti, come il polypropilene oppure il silicone, e il loro scopo allora era proprio quello di tenere la zona trattata “in tensione” per sempre.

Quello che cambiò nei tempi successivi oltre ai disegni dei fili, oggi categorizzati in varie tipologie e sottotipologie, le lunghezze e la struttura dei punti di ancoraggio, sono soprattutto i materiali che li compongono, oggi privilegiati in materiali riassorbibili come il polidioxanone, il caprolactone e l’acido polilattico….

Il materiale riassorbibile presenta – proprio grazie alla sua “scomparsa” – diversi vantaggi come quello di “assecondare ” i cambiamenti dei nostri volumi dovuti al naturale processo di invecchiamento e alla gravità, e non ultimo la durata nel tempo grazie appunto alla formazione di fibrosi come reazione dell’organismo creatasi intorno ai fili inseriti..

In questo modo il trattamento non viene visto come un monotrattamento risolutivo , ma rientra nell’ambito delle procedure temporali e ripetitive come filler, tossina botulinica, peelings etc…..
La conditio sine qua non rimane in ogni caso la ricerca della giusta indicazione ed il saper eseguire una corretta anamnesi prima di procedere: non tutti i visi sono uguali; la tipologia del filo ed il numero di fili da utilizzare sono condizioni variabili a seconda della situazione : l’età del paziente, lo spessore della cute, il grado del cedimento ed il peso dei tessuti, la quantità di pelle in eccesso, e l’ estensione dell’area da trattare..

Non rispettare uno o più di questi parametri significherebbe sprecare il trattamento senza ottenerne i relativi benefici.
Un chirurgo esperto sa che che le aspettative del paziente sono sempre alte e sarà in grado di sostenere un colloquio con il paziente che sia onesto e aperto per chiarire ogni dubbio e senza creare false aspettative 🙂

 

per info e contatti scrivete a infochirurgiaesteticasicura@gmail.com

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