SENO – LE PROTESI IN POLIURETANO

 

L’esistenza delle protesi mammarie ha veramente cambiato la vita alle donne: il seno è una parte importante di noi, e non è soltanto un desiderio narcisistico quando una donna sente di esprimere tale richiesta, ma dietro si nascondono spesso ragioni più profonde che non hanno niente a che vedere con il volersi mettere in mostra…

Le protesi oggi sono supercollaudate e supersicure, ed il silicone – è ormai risaputo – è il materiale biocompatibile per eccellenza; é inerte, e non si conoscono casi di allergie al silicone nell’utilizzo delle protesi mammarie…

E’ vero, si sente spesso dire che le donne che ne sono portatrici le cambiano più volte nell’arco della loro vita, ma nella stragrande maggioranza lo fanno per ragioni estetiche, e perché desiderano cambiarne la forma o il volume, e non come conseguenza di patologie o reazioni avverse all’impianto…

A chi ancora ha paura delle protesi, dico quindi in tutta serenità che puo’ mettersi l’anima in pace: fidatevi, le protesi non fanno venire brutte malattie, non scoppiano e, se impiantate in condizioni adeguate,  non si rompono, ne hanno una data di scadenza decennale o quinquennale o qualunque altro si dica…

Una vera complicanza invece – che non dipende però dalla protesi in sé – che costringe le pazienti a ritornare in sala operatoria,  e’ la contrattura capsulare , un evento sconveniente che accade  per svariate ragioni, talvolta individuali come un disturbo del sistema immunitario, oppure  da negligenze compiute in sala operatoria,  una non adeguata disinfestazione dell’ambiente e della paziente, o il non aver eseguito – da parte del chirurgo –  una corretta emostasi durante l’intervento ( anche una piccolissima raccolta di sangue lasciata nella tasca dove viene posizionata la protesi puo scatenare una reazione sfavorevole e alterare la architettura della capsula)…

Che cos’è esattamente questa capsula e la sua possibile contrattura…?

La capsula periprotesica altro non è che una cicatrice, una reazione normalissima  del nostro organismo in risposta al trauma dell’intervento,  e per isolare il corpo estraneo ( che è utile tra l’altro anche per stabilizzare la protesi nella posizione corretta), ed è una tappa obbligatoria durante la guarigione…

Infatti nei casi classici questa capsula  si presenta come una pellicola fibrosa sottile e morbida che avvolge la protesi, mentre nel caso di contrattura capsulare essa  si comporta – per le ragioni spiegate sopra (e altre) – in modo anomalo e diventa invece rigida e contratta alterando la forma del seno che contiene la protesi , e provocando inoltre dolore e fastidiose tensioni…

Nei casi di contrattura grave non c’è scelta, bisogna rioperare.  Si può tentare di riposizionare la protesi in un piano diverso da quello precedente, ma la soluzione che ha più successo in assoluto in questi casi è quella di sostituire la protesi in silicone ed optare per delle protesi ricoperte in poliuretano…

Questi tipi di protesi sono sempre riempite con gel di silicone all’interno,  ma la differenza la fa l’involucro che è rivestito con uno strato particolare di schiuma di poliuretano, un materiale che riduce al minimo il
rischio della formazione di una contrattura capsulare…

La capsula prodotta dall’impianto in poliuretano si struttura in modo diverso rispetto alla capsula prodotta dalla protesi dall’involucro in silicone,  proprio perché nel tessuto cicatriziale che si forma intorno a questo materiale è minore la concentrazione di fibre collagene, e quindi di fibrosi (di tessuto cicatriziale, per intenderci). Di conseguenza la probabilità che si verifichi una contrattura, si abbassa..

Inoltre, per via di questa particolare composizione del materiale, le protesi ricoperte da schiuma di poliuretano presentano un minor numero di  dislocazioni delle portesi una volta posizionate, proprio perché questo materiale aderisce meglio ai tessuti circostanti…

E questo è però anche il rovescio della medaglia, oppure il lato buono…dipende da che perte lo si guarda: queste protesi richiedono infatti la mano precisa di un chirurgo abile ed esperto perché proprio per via della loro maggiore aderenza ai tessuti, lasciano poco margine di aggiustamento in caso di errore durante il posizionamento…

La risposta ve la state già dando da soli, ed è questa;
Le complicanze che possono nascere nell’ambito di qualsiasi intervento hanno in genere varie cause, alcune non prevedibili, altre si…

Il chirurgo esperto ha più controllo sulle complicanze, e soprattutto sa come gestirle  e come evitarle, o per lo meno sa come creare le migliori condizioni affinché non accadano…

Durante l’intervento ha cura di ogni singolo dettaglio, informa la paziente che sta per affrontare un intervento sulle possibili complicanze, su come si potrebbero presentare, e come fare per “ prenderle” in tempo, e una volta in sala operatoria ha cura di ogni singolo dettaglio senza lasciare nulla al caso…

Il chirurgo esperto non si lascia condizionare dalla moda del momento, dal prodotto più gettonato  ne dall’azienda più pubblicizzata, ma sceglie solo ed esattamente quello che è il meglio per la paziente che ha davanti a se, trattando ogni caso come  unico 🙂

 

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